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Dott. Adriano Aiello

«il Nutrizianalista»
Nutrizione

Lo sapevi che con il solo cibo è quasi impossibile correggere una vitamina D bassa?

5 agosto 2026

La vitamina D occupa una posizione particolare tra i nutrienti per una ragione precisa, poiché in condizioni fisiologiche la quota maggiore non proviene dall'alimentazione ma dalla sintesi cutanea indotta dall'esposizione solare.

Questa caratteristica modifica radicalmente il ragionamento. Nel caso del ferro o della vitamina C un miglioramento della dieta produce effetti apprezzabili sul valore ematico. Nel caso della vitamina D il margine risulta assai più ridotto.

Il contenuto reale degli alimenti

Gli alimenti che ne apportano quantità apprezzabili si contano rapidamente e comprendono i pesci grassi come sgombro, aringa, salmone e sardine, il tuorlo d'uovo, il fegato e alcune specie di funghi esposti a radiazione ultravioletta.

Anche consumando pesce azzurro con regolarità, scelta comunque raccomandabile per numerose altre ragioni, si copre una frazione del fabbisogno. Correggere una carenza documentata attraverso la sola alimentazione richiederebbe porzioni quotidiane fuori da ogni scala realistica.

La quota restante dovrebbe derivare dalla sintesi cutanea, che dipende però da fattori raramente sotto controllo, quali la latitudine, la stagione, l'ora del giorno, la superficie corporea esposta, l'impiego di filtri solari, il grado di pigmentazione cutanea, l'età e la composizione corporea. Alle nostre latitudini, nel periodo compreso tra novembre e marzo, l'inclinazione dei raggi solari rende la sintesi poco efficiente anche in chi trascorre tempo all'aperto quotidianamente.

Questo spiega la frequenza con cui riscontriamo valori insufficienti e chiarisce perché l'indicazione di aumentare il consumo di pesce, presa isolatamente, non risolva il problema.

Un valore su cui il dibattito rimane aperto

Su questo punto la trasparenza è doverosa, poiché sui livelli ottimali non esiste consenso unanime.

Alcune società scientifiche considerano sufficiente una concentrazione intorno ai venti nanogrammi per millilitro, altre indicano come desiderabile una soglia prossima ai trenta. Le raccomandazioni destinate alla popolazione generale non coincidono con quelle formulate per condizioni cliniche specifiche, e nel corso degli anni le posizioni si sono modificate più volte.

Chi presenta un singolo numero come verità indiscutibile sta semplificando una questione tuttora discussa. La lettura ragionevole prevede che valori marcatamente bassi vadano affrontati, che la fascia intermedia richieda una contestualizzazione individuale e che il dato venga sempre valutato insieme a calcio, fosforo e, quando indicato, paratormone.

Gli interventi possibili sul piano nutrizionale

Curare comunque l'apporto alimentare mantiene un senso, quindi pesce azzurro due o tre volte alla settimana, uova e funghi esposti alla luce. Non risolve autonomamente ma contribuisce e porta con sé benefici ulteriori.

L'esposizione solare ragionevole nei mesi in cui risulta efficace, limitata ad arti superiori e inferiori per tempi brevi e senza mai raggiungere l'eritema, rappresenta il canale fisiologico principale.

Merita infine attenzione un aspetto meno noto, poiché il magnesio partecipa ai processi enzimatici che convertono la vitamina D nella sua forma attiva, e un'alimentazione povera di verdure, legumi e frutta secca ne risulta frequentemente carente.

Sull'integrazione

Quando esiste indicazione, l'integrazione rappresenta la strada efficace. Costituisce però una decisione clinica e non un acquisto autonomo in farmacia, poiché dosaggi e schemi di somministrazione vanno stabiliti sulla persona e sul valore di partenza, ed esistono condizioni nelle quali la prescrizione richiede cautele particolari.

Le dosi elevate assunte di propria iniziativa non sono prive di conseguenze, poiché la vitamina D si accumula nei tessuti e l'eccesso produce effetti concreti sul metabolismo del calcio.

La verifica

Il dosaggio va ripetuto a tre o quattro mesi di distanza. Risulta inoltre utile ricordare la marcata stagionalità del parametro, poiché un prelievo eseguito a settembre e uno eseguito a marzo, nella stessa persona con le stesse abitudini, possono restituire valori sensibilmente diversi.

Più del singolo numero conta quindi la direzione nel tempo, insieme alla stagione in cui la misurazione è avvenuta.

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Dott. Adriano Aiello — «il Nutrizianalista» · Biologo Nutrizionista e Analisi Cliniche