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Dott. Adriano Aiello

«il Nutrizianalista»
Sport

Lo sapevi che un atleta di endurance può risultare anemico senza esserlo?

10 agosto 2026

Accade con una frequenza che sorprende soltanto chi non frequenta il mondo dello sport. Una persona comincia ad allenarsi con costanza, dopo qualche mese esegue gli esami di controllo e trova l'emoglobina appena sotto il valore di riferimento. Il referto segnala l'anomalia e la prima parola che si affaccia alla mente è sempre la stessa: anemia.

In una parte dei casi lo è davvero. In chi pratica sport di resistenza esiste però un fenomeno differente, riconosciuto dalla medicina sportiva da decenni, che prende il nome di pseudoanemia da diluizione.

Cosa accade nel sangue di chi si allena

L'allenamento aerobico regolare produce un aumento del volume plasmatico che può raggiungere il venti per cento. Si tratta di un adattamento vantaggioso sotto ogni profilo, perché un sangue più fluido migliora la termoregolazione durante lo sforzo, riduce il lavoro cardiaco e consente al cuore di espellere un volume maggiore a ogni contrazione.

La quantità assoluta di globuli rossi rimane invariata. Poiché emoglobina ed ematocrito vengono misurati come concentrazione, e quindi come rapporto tra la componente corpuscolata e il volume totale, il valore scende senza che sia cambiata la sostanza. È il medesimo principio per cui aggiungendo acqua a una caraffa di succo il contenuto resta identico mentre ogni bicchiere risulta più diluito.

Come si distingue dalla carenza vera

La distinzione richiede di guardare le riserve, non il prodotto finale. Nella pseudoanemia da diluizione la ferritina si mantiene su valori adeguati, la saturazione della transferrina rientra nella norma, il volume corpuscolare medio non mostra flessioni e la persona riferisce prestazioni in miglioramento anziché in calo.

Nella carenza marziale autentica il quadro si rovescia. La ferritina scende, la saturazione della transferrina si porta sotto la soglia del sedici per cento, il volume dei globuli rossi tende verso il basso e compare una stanchezza sproporzionata rispetto al carico di allenamento sostenuto.

La carenza di ferro negli atleti di endurance non rappresenta affatto un'eventualità remota. Le cause documentate comprendono le microperdite a livello gastrointestinale durante gli sforzi prolungati, l'emolisi da impatto che danneggia i globuli rossi nella corsa, le perdite attraverso il sudore e l'aumento dell'epcidina nelle ore successive all'esercizio intenso, ormone che riduce temporaneamente l'assorbimento intestinale del ferro.

Le condizioni del prelievo cambiano il referto

Il primo intervento non riguarda la dieta ma il metodo. Il prelievo va programmato ad almeno quarantotto o settantadue ore di distanza da allenamenti impegnativi, in condizioni di buona idratazione e nelle prime ore del mattino. Un esame eseguito il giorno successivo a una seduta lunga restituisce un'immagine dell'allenamento più che dell'atleta.

Il secondo riguarda la scelta degli esami. Un emocromo isolato non consente di rispondere alla domanda, perché servono ferritina e saturazione della transferrina, che nei pacchetti standard raramente compaiono.

Sul versante alimentare gli abbinamenti pesano quanto le quantità. Il ferro contenuto nelle carni e nel pesce viene assorbito con efficienza superiore rispetto a quello di origine vegetale, la vitamina C assunta nello stesso pasto ne favorisce l'assorbimento mentre tè e caffè lo riducono in misura rilevante. Spostare il caffè lontano dal pasto principale costituisce un accorgimento che non comporta alcuna rinuncia.

La verifica a distanza

Dopo tre mesi si ripete il pannello completo. Se la ferritina è risalita mentre l'emoglobina è rimasta stabile, il quadro iniziale era quello che appariva. Se la ferritina non si muove nonostante le correzioni alimentari, occorre cercare la causa, e quella ricerca appartiene al medico.

Resta un principio che vale ben oltre questo caso specifico. Un valore fuori range non costituisce una diagnosi ma l'inizio di una domanda, e la qualità della risposta dipende da quanti altri elementi si è disposti a guardare.

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Dott. Adriano Aiello — «il Nutrizianalista» · Biologo Nutrizionista e Analisi Cliniche