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Dott. Adriano Aiello

«il Nutrizianalista»
Analisi

Lo sapevi che l'emoglobina è l'ultima a cedere quando manca il ferro?

6 agosto 2026

Una persona riferisce stanchezza da mesi. Esegue gli esami. L'emocromo risulta impeccabile, con emoglobina adeguata e globuli rossi nella norma. Le viene detto che non si tratta di anemia, e la stanchezza rimane priva di spiegazione.

L'elemento che manca a questo ragionamento è che l'organismo, quando il ferro comincia a scarseggiare, segue una sequenza precisa, e l'emoglobina occupa l'ultima posizione di quella sequenza.

Le tre fasi della carenza marziale

Nella prima fase si consumano le riserve. La ferritina, che rappresenta la proteina di deposito del ferro, comincia a scendere mentre tutti gli altri parametri rimangono invariati. In questo stadio la persona può già avvertire stanchezza, aumento della caduta dei capelli, difficoltà di concentrazione e dispnea sotto sforzo.

Nella seconda fase le riserve risultano esaurite e inizia a mancare il ferro destinato all'eritropoiesi. Scende la saturazione della transferrina mentre la transferrina stessa aumenta, poiché l'organismo produce un numero maggiore di trasportatori nel tentativo di captare il ferro residuo disponibile. I globuli rossi di nuova formazione presentano dimensioni lievemente ridotte, e il volume corpuscolare medio si sposta verso il limite inferiore pur rimanendo formalmente nel range.

Soltanto nella terza fase l'emoglobina cede. Quella condizione corrisponde all'anemia conclamata, che rappresenta lo stadio finale del processo e non il suo primo segnale.

Perché il referto non lo comunica

La ragione è di ordine pratico, poiché nella maggior parte dei pacchetti di esami di base è presente l'emocromo mentre la ferritina non lo è. Si osserva l'ultimo baluardo anziché lo stato delle riserve, e questo spiega come un emocromo perfetto e una stanchezza reale possano coesistere senza contraddizione alcuna.

Gli esami che consentono una lettura completa

Per disporre di un quadro interpretabile occorrono emocromo completo, ferritina, sideremia, transferrina e percentuale di saturazione della transferrina. Si tratta di esami comuni e di costo contenuto.

Vanno inoltre valutati congiuntamente, poiché ciascuno considerato isolatamente può indurre in errore. La ferritina in particolare aumenta in presenza di infiammazione e può quindi mascherare una carenza effettivamente presente.

Gli interventi alimentari

Il ferro contenuto negli alimenti di origine animale, quindi carne, pesce e in particolare pesce azzurro e molluschi, viene assorbito con efficienza nettamente superiore rispetto a quello di origine vegetale. Questo non toglie valore ai vegetali ma impone di sostenerne l'assorbimento.

La vitamina C assunta nello stesso pasto incrementa in misura sensibile l'assorbimento del ferro vegetale, per cui il limone sui legumi o una verdura cruda di accompagnamento rispondono a una logica fisiologica precisa e non a una consuetudine casuale.

Tè e caffè consumati durante il pasto lo riducono in modo marcato per effetto dei tannini, e il medesimo effetto si osserva con apporti elevati di calcio in contemporanea. Spostare il caffè a distanza dal pasto principale rappresenta un accorgimento privo di costo.

Ammollo e fermentazione dei legumi riducono il contenuto di fitati e migliorano la disponibilità dei minerali, e anche in questo caso la cucina tradizionale applicava una tecnica corretta senza conoscerne il fondamento.

La verifica e il limite dell'intervento nutrizionale

Le riserve si ricostituiscono lentamente, per cui un controllo ha senso a tre o quattro mesi di distanza e non dopo poche settimane. Il parametro da osservare è la ferritina, poiché l'emoglobina con ogni probabilità era già adeguata in partenza.

Occorre infine una precisazione che riguarda la sicurezza. Non ogni stanchezza dipende da una carenza di ferro, poiché le cause possibili sono numerose e alcune richiedono un inquadramento medico. Soprattutto, una carenza marziale nell'adulto non va mai soltanto corretta ma va compresa nella sua origine, perché dietro di essa esistono perdite, difetti di assorbimento o richieste aumentate che meritano attenzione. Quella parte della valutazione appartiene al medico e costituisce la più importante.

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Dott. Adriano Aiello — «il Nutrizianalista» · Biologo Nutrizionista e Analisi Cliniche