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Dott. Adriano Aiello

«il Nutrizianalista»
Nutrizione

Lo sapevi che la glicemia normale non esclude l'insulino-resistenza?

14 agosto 2026

L'insulino-resistenza non si determina solo con la glicemia a digiuno. Puoi avere la glicemia perfettamente normale — 85, 90 — e avere già l'insulina che lavora al doppio dei giri per tenerla lì. È il motivo per cui tante persone si sentono dire "gli esami sono a posto" per anni, mentre il problema sta crescendo in silenzio. Il valore che lo racconta davvero è l'insulina a digiuno, o meglio il loro rapporto: l'indice HOMA.

Perché la glicemia normale non basta

La glicemia è il risultato finale, non la fatica per ottenerlo. Il corpo tiene la glicemia entro certi limiti a quasi ogni costo, perché valori alti sono pericolosi nell'immediato. Per riuscirci, quando le cellule iniziano a "rispondere meno" all'insulina, il pancreas ne produce di più. Il valore della glicemia risulta normale, ma dietro c'è un'insulina alta che sta compensando.

Questo è lo stadio in cui si può ancora intervenire totalmente con l'alimentazione, ed è anche lo stadio più spesso ignorato — proprio perché la glicemia a digiuno non lo mostra. Quando poi, anche la glicemia inizia a salire, significa che il pancreas non regge più il ritmo: si è arrivati tardi.

Cos'è l'indice HOMA e come si legge

L'HOMA mette insieme glicemia e insulina a digiuno in un unico numero. In modo indicativo: sotto 1,5 la sensibilità all'insulina è buona; tra 1,5 e 2,5 è una zona da tenere d'occhio; sopra 2,5-3 si parla di insulino-resistenza vera e propria. Sono soglie orientative, non verdetti: vanno lette insieme al resto (peso, girovita, trigliceridi, storia familiare) e con chi ti segue.

Se hai già i valori di glicemia e insulina a digiuno sul referto, puoi calcolare il tuo indice qui: calcolatore HOMA. Serve solo che i due valori siano stati misurati a digiuno, nello stesso prelievo.

Cosa la alza davvero (e non è solo lo zucchero)

L'idea che basti "togliere i dolci" è parziale. L'insulino-resistenza si costruisce su più fronti:

Il grasso viscerale, quello attorno agli organi, misurato bene dal girovita più che dal peso. È metabolicamente attivo e peggiora la risposta all'insulina.

La qualità dei carboidrati più della quantità. Non è il pane in sé, è il pane bianco da solo, la bibita, il picco rapido seguito dalla caduta. Gli stessi carboidrati dentro un pasto completo si comportano in modo diverso.

La sedentarietà. Il muscolo che lavora "brucia" glucosio senza bisogno di tanta insulina: è il tessuto che più aiuta a tenere bassa l'insulino-resistenza. Un muscolo fermo è il contrario.

Il sonno e lo stress cronico. Dormire poco e uno stato di stress prolungato alzano il cortisolo, che a sua volta peggiora la gestione degli zuccheri. Si sottovaluta, ma pesa.

Cosa cambia davvero l'HOMA a tavola

Qui sta il punto, ed è più semplice di quanto sembri. Non serve una dieta estrema: servono poche cose fatte con costanza.

Costruire il pasto attorno alle proteine e alle verdure, con i carboidrati come parte e non come centro. Lo stesso piatto, riordinato, dà una risposta insulinica più bassa.

L'ordine dei bocconi conta. Iniziare il pasto da verdure e proteine, e tenere i carboidrati per dopo, riduce il picco glicemico e insulinico rispetto a partire dai carboidrati a stomaco vuoto.

Scegliere carboidrati integrali e "veri". Le fibre rallentano l'assorbimento: legumi, cereali integrali e frutta intera (non succhi di frutta).

Non temere i grassi buoni — olio d'oliva, frutta secca, pesce — che a parità di pasto abbassano l'impatto glicemico e danno sazietà.

Muoversi dopo i pasti, anche solo una camminata di dieci-quindici minuti: è uno dei gesti con più effetto immediato sulla glicemia post-prandiale, e a lungo termine sull'HOMA.

Il filo comune è uno: non "eliminare", ma rallentare e riordinare. L'insulino-resistenza risponde molto bene a questo, e spesso i valori migliorano nel giro di poche settimane-mesi, prima ancora di cambiamenti importanti sulla bilancia.

Un valore che si muove — in entrambe le direzioni

La parte che dà speranza è proprio questa: l'insulino-resistenza è, tra i problemi metabolici, uno dei più reversibili nelle fasi iniziali. Non è una condanna scritta nel referto, è una fotografia di un momento. Perdere anche solo una parte del grasso viscerale, muoversi con regolarità e riordinare i pasti sposta l'ago — e lo si vede rifacendo glicemia e insulina qualche mese dopo. È uno di quei casi in cui il referto, letto per tempo, diventa uno strumento invece di una sentenza.

Domande frequenti

La glicemia normale esclude l'insulino-resistenza?
No. La glicemia a digiuno può restare perfettamente normale per anni mentre l'insulina lavora al doppio per tenerla lì. Per vederlo serve misurare anche l'insulina, o calcolare l'indice HOMA.

Cos'è l'indice HOMA?
È un numero che combina glicemia e insulina a digiuno per stimare la resistenza insulinica. In modo indicativo, sotto 1,5 la sensibilità è buona, tra 1,5 e 2,5 è una zona da tenere d'occhio, sopra 2,5-3 si parla di insulino-resistenza vera e propria.

L'insulino-resistenza si può migliorare con l'alimentazione?
Sì, ed è una delle condizioni metaboliche che risponde meglio ai cambiamenti nelle fasi iniziali. Riordinare i pasti, scegliere carboidrati integrali, muoversi dopo mangiato e ridurre il grasso viscerale possono migliorare l'HOMA nel giro di settimane o mesi.

Bisogna eliminare i carboidrati?
No. Non serve eliminarli, ma sceglierli e abbinarli: preferire quelli integrali con le loro fibre, iniziare il pasto da verdure e proteine e non temere i grassi buoni riduce l'impatto sulla glicemia senza rinunce drastiche.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica personalizzata. I valori vanno sempre interpretati nel contesto della singola persona insieme al medico o al professionista che la segue.

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Dott. Adriano Aiello — «il Nutrizianalista» · Biologo Nutrizionista e Analisi Cliniche