Lo sapevi che un allenamento intenso può alterare le transaminasi?
Un ragazzo che si allena con costanza esegue gli esami di controllo. Le transaminasi risultano elevate. La parola che si presenta immediatamente alla mente è fegato, e con essa la preoccupazione.
In quel contesto specifico, molto spesso, il fegato non è coinvolto.
Le transaminasi non appartengono soltanto al fegato
AST e ALT sono enzimi coinvolti nel metabolismo degli aminoacidi. Risultano abbondanti nel tessuto epatico ma non esclusivamente, poiché l'AST in particolare è presente in quantità rilevanti nel muscolo scheletrico e nel miocardio, mentre anche l'ALT possiede una quota muscolare sebbene inferiore.
Quando le fibre muscolari subiscono uno stress meccanico o metabolico, quindi un allenamento con sovraccarichi, una corsa prolungata, una partita disputata con intensità oppure semplicemente una seduta più impegnativa del consueto, rilasciano questi enzimi nel circolo ematico.
Il risultato consiste in un valore elevato in una persona con funzionalità epatica perfettamente conservata, e l'alterazione può persistere per diversi giorni.
Gli elementi che orientano sull'origine
Esistono indizi che consentono di risalire alla provenienza del segnale.
Il rapporto tra AST e ALT costituisce il primo, poiché nel danno muscolare l'AST tende a incrementare proporzionalmente di più, mentre in numerose condizioni epatiche il rapporto assume caratteristiche diverse.
La creatinchinasi rappresenta l'indicatore muscolare per eccellenza, e un suo aumento marcato in concomitanza con le transaminasi rende l'origine muscolare largamente probabile.
La gamma-GT costituisce il terzo elemento, trattandosi di un enzima epatico che il muscolo non produce. Transaminasi elevate accompagnate da una gamma-GT perfettamente normale indeboliscono sensibilmente l'ipotesi epatica.
Nessuno di questi elementi assume valore conclusivo se considerato isolatamente, mentre la loro valutazione congiunta fornisce un orientamento affidabile.
La regola che modifica il referto
Prima di un prelievo occorrono almeno quarantotto o settantadue ore senza allenamenti intensi. Non si tratta di pignoleria ma della differenza tra un esame che descrive la persona e un esame che descrive l'ultima seduta di allenamento.
Il principio vale anche in senso inverso, poiché davanti a transaminasi elevate la prima domanda riguarda quando si è svolto l'ultimo allenamento e con quale intensità, prima di procedere con ipotesi più impegnative. Successivamente si ripete l'esame nelle condizioni corrette.
Quando l'alterazione persiste
Se il valore rimane elevato anche a distanza da qualunque carico, l'approfondimento diventa necessario e il primo interlocutore è il medico. Le cause possibili comprendono la steatosi epatica, l'assunzione di farmaci e integratori, poiché alcuni prodotti destinati alla palestra e taluni estratti erboristici non risultano privi di epatotossicità, il consumo di alcol, le infezioni virali e diverse condizioni metaboliche.
Sul piano nutrizionale il quadro che risponde meglio all'intervento è quello della steatosi associata a sovrappeso e resistenza insulinica, nel quale la riduzione degli zuccheri semplici e dell'alcol, un calo ponderale graduale e l'incremento dell'attività fisica dispongono di un'evidenza solida.
La verifica
Un controllo a due o tre mesi di distanza, applicando le medesime regole di preparazione. Se l'alterazione dipendeva dall'allenamento sarà rientrata. Se persiste, la domanda cambia natura e va posta al medico.
Il principio generale si estende ben oltre le transaminasi. Un valore misurato in condizioni improprie non è semplicemente più alto o più basso del reale, ma risponde a una domanda diversa da quella che si aveva in mente.
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