Lo sapevi che due valori "perfetti" possono raccontare, insieme, una storia diversa?
Glicemia novantacinque. Insulina dodici. Nel referto non compare alcun asterisco, poiché entrambi i valori rientrano nei limiti di riferimento. Considerati congiuntamente, tuttavia, quei due numeri descrivono una situazione che il singolo parametro non è in grado di segnalare.
Il compenso invisibile
L'insulina è l'ormone che consente al glucosio di penetrare nelle cellule. Quando i tessuti riducono la propria sensibilità al suo segnale, condizione che definiamo resistenza insulinica, il pancreas risponde incrementando la produzione ormonale.
Il risultato è che la glicemia rimane entro i limiti. Il costo di quel risultato rimane però nascosto, poiché per mantenere il glucosio a novantacinque il pancreas deve produrre una quantità di insulina notevolmente superiore rispetto a una persona insulino-sensibile, nella quale lo stesso valore glicemico si ottiene con concentrazioni insuliniche intorno a quattro o cinque.
Si tratta di un meccanismo di compenso efficace, ma la sua efficacia ha una durata.
Perché la glicemia si altera per ultima
Questo è l'elemento che modifica la prospettiva. La glicemia rappresenta l'ultimo parametro a cedere, poiché finché il pancreas riesce a compensare essa si mantiene normale. Quando comincia a salire il compenso si sta già esaurendo, e nel frattempo sono trascorsi anni.
L'insulina si modifica molto prima. Per questa ragione un quadro come quello descritto può precedere di dieci o quindici anni una diagnosi di diabete di tipo 2, e si tratta di anni durante i quali l'alimentazione e l'attività fisica dispongono di un margine di intervento amplissimo.
Il problema pratico è che l'insulinemia a digiuno non compare quasi mai nei pacchetti di esami standard. Si osserva la glicemia, si legge che rientra nella norma, e la valutazione si conclude.
L'indice HOMA e i suoi limiti
Dalla combinazione di glicemia e insulina si calcola l'indice HOMA, che fornisce una stima della resistenza insulinica. Lo strumento è utile ma richiede onestà nell'utilizzo, poiché i valori soglia non risultano uniformi tra le diverse società scientifiche, l'indice risente della variabilità dell'insulinemia tra un prelievo e l'altro, ed è nato per studi di popolazione più che per la valutazione del singolo.
Il modo corretto di impiegarlo consiste nel seguirlo nel tempo, sulla stessa persona e possibilmente presso lo stesso laboratorio. Un valore isolato non costituisce una sentenza, mentre la sua direzione nel tempo fornisce informazioni sostanziali.
Gli interventi che modificano il quadro
Non si tratta di eliminare i carboidrati ma di collocarli, concentrandoli in prossimità del movimento, quando il muscolo li utilizza effettivamente. Una camminata di venti minuti dopo il pasto principale rappresenta una delle leve più sottovalutate in assoluto.
L'ordine di consumo degli alimenti all'interno del pasto incide sulla curva glicemica, per cui anticipare verdure e proteine rispetto ai carboidrati modifica la risposta a parità di piatto.
L'aumento della fibra e la riduzione degli zuccheri in forma liquida, quindi succhi e bevande zuccherate ma anche l'alcol, che su questo quadro pesa più di quanto comunemente si ritenga, completano l'intervento alimentare.
Rimane infine il sonno, poiché una durata insufficiente o una qualità scadente del riposo peggiorano direttamente la sensibilità insulinica. È tra gli interventi che producono risultati più rapidi e non comporta alcun costo.
La verifica
A tre mesi di distanza si ripetono glicemia e insulina nelle medesime condizioni, quindi stesso laboratorio, digiuno corretto e lontananza da periodi anomali. Se i valori si sono spostati nella direzione attesa l'impostazione è corretta. Se non si sono mossi si modifica la strategia anziché insistere.
Occorre infine precisare ciò che questo quadro non rappresenta. Non costituisce una malattia, e un'insulina elevata non equivale a una diagnosi di diabete ma indica che il compenso è attivo. Ogni ipotesi diagnostica appartiene al medico. Resta però il concetto di fondo, secondo il quale all'interno della normalità esistono direzioni diverse, e conoscere la propria consente di intervenire quando l'intervento è ancora semplice.
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